La lunga storia della proprietà, antico possedimento della Repubblica Serenissima di Venezia, prende il via nella metà del ‘400 come residenza estiva dei nobili Chiericati cui succederanno i Caldogno. Nel 1824 la proprietà verrà acquistata dalla famiglia Fogazzaro quindi passerà ai Roi per poi diventare proprietà Colbachini nel 1990. Ogni famiglia che si succederà nella gestione del vasto complesso architettonico-paesaggistico lascerà le proprie tracce, ma le trasformazioni che più hanno caratterizzato il sito provengono dalla famiglia Fogazzaro. E’ don Giuseppe Fogazzaro, appassionato botanico e zio dello scrittore Antonio, a definire l’attuale parco che troviamo protagonista delle pagine di Piccolo Mondo Moderno ed entro cui si svolgono le suggestive passeggiate che immagano i nostri ospiti, oggi come allora.
Nel 1846 l’architetto paesaggista Antonio Caregaro Negrin, si vedrà affidato il compito di ridisegnare e ampliare il preesistente casino di villeggiatura, di impianto settecentesco e a lui si deve l’attuale aspetto tardo neoclassico degli edifici.
Protagonista indiscusso della proprietà Colbachini, assieme alla villa, è certamente il parco romantico. Dal 1846, come si occuperà della radicale trasformazione della villa, l’architetto Antonio Caregaro Negrin interverrà anche nel parco e nel giardino all’italiana. E’ un periodo nel quale il Caregaro si conferma essere il più prolifico e originale creatore di parchi e giardini nel Veneto. Con sapiente armonia unisce i caratteri geometrici del giardino all’italiana con quelli più naturali tipici del parco romantico. Sfruttando la depressione naturale del luogo, la valorizzerà inserendovi il laghetto e il prato del galoppatoio. I ruderi tardo romantici, così reinterpretati sulla base di un’antica fornace per la calce, e i due ponticelli che attraversano una ramificazione del laghetto, lo rendono possente nella sua già vasta articolazione. Una fitta vegetazione fa da cornice naturale alla proprietà. Passeggiare nel parco significa attraversare corsi d’acqua, passeggiare su dolci declivi, farsi stupire dall’impatto scenografico dei maestosi taxodium distichum, le cui nodose radici emergono fitte dal terreno. Significa stupirsi per la bellezza di ultracentenari platani, pioppi, faggi, olmi, salici, ontani.
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